Alessandra Farabegoli

Diventare Digital Strategist. Intervista a Alessandra Farabegoli

Cos’è, cosa fa e come si diventa Digital Strategist? Chiara Tavazza di Oh my content! ne parla con Alessandra Farabegoli.

Ciao Alessandra
“Strategia è differenziarsi dalla concorrenza. Non importa essere i migliori a fare una cosa, importa essere diversi dagli altri a fare una cosa.” – Michael Porter
Chi sei?

Sono Alessandra Farabegoli, consulente e formatrice indipendente e mi occupo di strategie di uso dei media digitali, in particolare l’email marketing.

Sono anche la cofondatrice di Digital Update, un progetto di formazione indipendente su marketing e comunicazione e del Freelancecamp, uno degli eventi di riferimento della community dei freelance italiani.

Cosa fai, ovvero in cosa consiste il tuo lavoro da freelance? Ha delle caratteristiche peculiari rispetto ad altri lavori?

Faccio la digital strategist, cioè aiuto i miei clienti a usare gli strumenti messi a disposizione da internet e dalla rivoluzione digitale per organizzarsi, comunicare meglio, vendere di più.

Qual è stato il segnale che ti ha convinto a diventare digital strategist freelance?

Ho iniziato a occuparmi di internet alla fine degli anni ’90, venendo dal mondo dell’analisi informatica.

Nei primi anni ho fatto quasi tutto quello che aveva a che fare coi progetti web, dalla programmazione alla strategia di comunicazione, poi mi sono concentrata sempre più sugli aspetti strategici e, negli ultimi anni, in particolare sull’email marketing.

Non so identificare un segnale preciso, ma so per certo che ho creduto nelle potenzialità di internet quando ancora molti nemmeno sapevano cosa fosse. 😀

Devi spiegare la tua professione a chi ha poco a che fare con il web. Come procederesti?

Quando inizio a lavorare con un cliente, analizziamo insieme il suo modello di business e il suo modo di operare e io lo aiuto a scegliere il modo migliore per comunicare con il suo mercato, scegliendo i contenuti, definendo il tono di voce giusto e usando gli strumenti più efficaci.

Spesso coordino gruppi di lavoro in cui vari freelance seguono ciascuno una parte del progetto, che si tratti del redesign di un sito o dell’impostazione di campagne sui social.

Consigli a chi vuole intraprendere questo percorso: da dove partire, cosa evitare…

Approfondire bene il proprio ambito di specializzazione, ma non perdere di vista gli altri e studiare prima il marketing che il “digital” marketing.

Oggi non è più come quando ho iniziato io a occuparmi di Internet e la formazione “ufficiale” su questi argomenti non esisteva: ci sono corsi universitari e master, oltre a una gran quantità di iniziative di formazione indipendenti, alcune davvero eccellenti, altre piuttosto “fuffarole”.

Scegli gli investimenti in formazione con molta attenzione: cerca di parlare con chi quei corsi o master li ha fatti di recente o li sta seguendo, affinché tu sia sicuro di fare la scelta giusta.

Ecco, un consiglio che mi sento di dare è quello di scegliere gli investimenti in formazione con molta attenzione, cercando il più possibile di parlare con chi quei corsi o master li ha fatti di recente o li sta seguendo, per essere sicuri di fare la scelta giusta.

A proposito dell’email marketing: come si spiega la differenza tra email marketing fatto bene (da un professionista) e uno non fatto bene?

Quello fatto bene ottiene risultati nel tempo, perché non si confonde con lo spam!

La prima cosa da tenere presente è che l’email marketing non è quasi mai lo strumento ottimale per il “primo contatto”, anzi se mandiamo mail promozionali in massa sulla base di liste acquisite più o meno lecitamente, non solo i risultati in termini di marketing sono praticamente zero, ma la probabilità di deteriorare la reputazione nostra e del nostro indirizzo email cresce giorno dopo giorno.

L’email è invece un canale potentissimo per coltivare e far crescere la relazione con chi già sa chi siamo, che sia o meno già nostro cliente; per questo, ci mette a disposizione tantissime opzioni di personalizzazione e segmentazione, e ha un costo per contatto molto più basso nel tempo di altri media.

Quali programmi sono sempre aperti nel tuo pc?
E quali strumenti offline hai sulla tua scrivania?

Todoist, lo strumento che uso per gestire le liste di cose da fare, progetto per progetto.

Un quaderno e penne colorate, perché scrivere a mano mi aiuta a fissare meglio i concetti.

Quali sono al momento le tue più importanti fonti di acquisizione clienti? Qual è il segreto per farsi conoscere?  

Lavoro in questo settore da quasi vent’anni e, fra eventi, libri e un blog ben posizionato sui motori di ricerca, negli ultimi anni non ho avuto bisogno di cercare attivamente nuovi clienti.

Però, appunto, è il risultato di tanto lavoro, che non è mai finito peraltro perché tuttora scrivo, parlo a eventi, curo una newsletter.

Non ci sono “silver bullet”, ma molto lavoro e una regolare auto-analisi dei propri strumenti di comunicazione.

Come hai trovato i primi, più preziosi clienti?

Vent’anni fa, andandoli a cercare uno ad uno dagli elenchi delle aziende della zona; ma erano tempi completamente diversi da oggi soprattutto perché era ancora alta la probabilità che i nostri interlocutori non capissero cosa stavamo offrendo loro.

Poi, da quando lavoro come consulente e formatrice indipendente, è stato il passaparola alimentato dal networking, ma non un networking di quelli strumentali e cinici (vado a parlare con Tizio perché potrebbe tornarmi utile per conoscere Caio), quanto piuttosto la sincera curiosità di conoscere altre persone interessanti e di mettere in moto collegamenti.

Quando non hai paura di dare, nel medio e lungo termine ti viene restituito molto.

Sono sempre stata una persona che non aveva problemi a esporsi con opinioni anche forti, ho distribuito nel tempo molte informazioni e conoscenza, e quando non hai paura di dare, nel medio e lungo termine ti viene restituito molto.

Cos’è il Freelancecamp?

Un evento nato per mettere in comune cose imparate lavorando da freelance e tante domande, che si è trasformato in un appuntamento regolare in cui discutiamo e impariamo insieme.

Lo spirito è “smetti di lamentarti e inizia a cambiare”, e la formula (interventi brevi, molto pragmatici, confronto aperto prima e dopo la giornata di barcamp) continua a funzionare, anche perché noi organizzatori facciamo in modo che si mantenga lo spirito di comunità, in cui ci si ritrova con amici di vecchia data ma si accolgono con interesse e curiosità anche i nuovi arrivati.

Nell’ottica di fare networking e trovare clienti, quanto può aiutare frequentare un evento come il Freelancecamp?

Be’, tanto.

Conosco molte persone per le quali il palco del Freelancecamp è stato un trampolino per farsi conoscere e creare relazioni che si sono sviluppate nel tempo; anche perché quel che facciamo non resta chiuso tra i confini di quella giornata, ma viene seguito in streaming da tantissime persone e resta online in un ricco archivio di materiali e risorse.

Immaginiamo che la libreria di un digital strategist sia in continuo aggiornamento. Quali sono alcuni libri dai quali non si può prescindere?
  • Lavoro, dunque scrivo di Luisa Carrada

…e…

  • Luminol di Mafe de Baggis.
Guardiamo ai guru del tuo settore nel panorama estero. Con chi sogni di fare una chiacchierata, magari proprio sul palco del Freelancecamp?

Avinash Kaushik, uno dei pochi che merita davvero il titolo di guru!

Chiudiamo sempre le nostre interviste con la richiesta di un messaggio all’umanità. Lancia il tuo!  

C’è sempre qualcosa che puoi fare per cambiare una situazione che non ti piace, quindi…

Basta lagne!

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