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Diventare Scrittrice e Traduttrice Freelance. Intervista a Margherita Ragg

Come diventare scrittrice e traduttrice freelance e trasformare la propria passione prima in un blog e poi in un asset prezioso per la proprio attività. Ne parliamo con Margherita Ragg.

Ciao Margherita
“Viaggiare ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un cantastorie”.
(Ibn Battuta)
Iniziamo a raccontare la nostra storia: Chi sei?

Mi chiamo Margherita, ho 33 anni e sono di Milano.

Ho una laurea in psicologia e un master in scrittura creativa, entrambi ottenuti presso università britanniche.

I viaggi sono la mia più grande passione e il motivo per il quale ho deciso di diventare freelance, per poter viaggiare e lavorare da qualsiasi luogo desideri – un giorno da un Airbnb di Tokyo, un altro da una tenda in Namibia.

Amo viaggiare a tutto tondo – le città e la natura, il mare e la montagna, i viaggi slow e le city break di pochi giorni… e dopo due anni in continuo movimento, la mia passione è più viva che mai.

Sono anche appassionata di gatti, di trekking e di cibo, mangiare soprattutto, cucinare un po’ meno!

Che fai? Di cosa ti occupi di preciso?

Sono freelance e nomade digitale da 2 anni, e la mia attività principale è la scrittura – scrivo soprattutto per il mio blog, The Crowded Planet, che gestisco insieme a mio marito, ma faccio anche copywriting e content writing di vario tipo.

Sono bilingue italiano/inglese ma scrivo quasi esclusivamente in lingua inglese, principalmente di viaggi, natura ed ecosostenibilità.

Lavoro spesso con mio marito che si occupa di fotografia e video, e produce contenuti sia per il nostro blog sia per clienti come enti del turismo, tour operator, hotel e altri brand.

Faccio anche traduzioni, editing e proofreading.

Quindi ti occupi di scrittura, traduzioni, editing e proofreading. Quali sono i servizi che ti rendono di più?

Sicuramente il lavoro che mi rende di più è la creazione di contenuti all’interno di campagne promozionali per conto di brand o enti del turismo, ma per fare ciò lavoro in tandem con mio marito che si occupa di foto e video, offrendo così un pacchetto completo che include anche promozione sul nostro blog e canali social.

Parlando delle attività di cui mi occupo da sola, quindi scrittura, editing, proofreading e traduzioni, la scrittura è quello che mi rende di più, ma porta via anche più tempo; mentre per le traduzioni il prezzo a cartella è più basso, ma grazie alla mia esperienza e alla conoscenza di entrambe le lingue riesco di solito a portare a termine i lavori in maniera abbastanza rapida.

Potrei forse dedicarmi alle traduzioni a tempo pieno e guadagnare di più, ma lo trovo un lavoro abbastanza noioso che mi fa piacere fare ‘a tempo perso’, ma non come attività principale.

Lavori di più con il mercato inglese o con quello italiano?

Sicuramente la mia abilità di scrittura in inglese è stata un asset fondamentale per il mio percorso da freelance.

Per quanto riguarda la scrittura e l’editing/proofreading collaboro sicuramente di più col mercato internazionale, per il semplice motivo che i compensi sono decisamente più alti rispetto al mercato italiano.

Invece i clienti per i quali mi occupo di traduzioni sono tutti italiani.

La maggiore differenza tra il mercato internazionale e quello italiano è che fuori dal nostro paese le attività “creative”, o quelle riguardanti la lingua, vengono “capite” molto di più (e retribuite meglio).

Fuori dal nostro paese le attività creative vengono retribuite meglio.
Inoltre è molto più semplice lavorare da remoto per il mercato internazionale.

Inoltre è molto più semplice lavorare da remoto per il mercato internazionale.

In Italia molti sono ancora legati alle logiche delle riunioni faccia a faccia, oppure del telefonare anziché del mandare una mail… il che rende complicato lavorare in maniera itinerante.

Per esempio, recentemente ho perso un cliente storico perché “non sono mai a Milano”, nonostante l’attività che svolgevo per loro potesse essere fatta tranquillamente da remoto!

Hai detto che sei freelance da 2 anni. Qual è stato il tuo percorso? Come sei arrivata a fare quello che fai adesso?

La maggior parte dei freelance che ho conosciuto fino ad ora ha scelto questo percorso perché stanchi della vita da ufficio e del posto fisso.

Ecco, il mio percorso è l’esatto contrario. Sono tornata a vivere in Italia dopo quasi 10 anni all’estero nel 2011, in piena crisi economica.

Mi sono barcamenata tra contratti co.co.pro. e supplenze a scuola per 4 anni, occupandomi di traduzioni e scrittura la sera o quando rimanevo senza impiego.

Nel 2014 ho aperto il mio blog, The Crowded Planet e sono entrata a contatto col mondo dei nomadi digitali per la prima volta.

Ho iniziato a frequentare gruppi Facebook dedicati al blogging e al nomadismo digitale e mi sono resa conto che se mi fossi dedicata a tempo pieno a scrittura, traduzioni e attività relative al blogging non solo avrei potuto vivere lo stile di vita che desideravo, ma avrei anche ottenuto un livello maggiore di stabilità economica.

Trovo molto interessante che hai aperto un blog e questo è diventato un asset attraverso il quale puoi vendere servizi al tuo target. Parliamone! 🙂

La mia decisione di diventare freelance e nomade digitale è nata poco dopo l’apertura del blog.

All’inizio il blog era solo un modo per dedicarmi alla scrittura di viaggio, la mia passione da sempre.

Il blog mi ha poi aperto le porte a un mondo di possibilità.

All’inizio del mio percorso è stato uno strumento fondamentale per crescere, lo utilizzavo come una sorta di portfolio online da presentare ai clienti.

Grazie al blog ho anche imparato diverse skill, soprattutto relative alla SEO e social media marketing, che adesso fanno parte dei servizi che offro ai clienti.

Piano piano il mio blog è cresciuto in popolarità e adesso capita che clienti mi contattino perché hanno trovato il blog online – un esempio è stato il National Geographic, per il quale ho fatto un lavoro di editing su una guida di Milano, che mi ha trovato grazie ad articoli su Milano ben indicizzati.

Quanto ti ci è voluto prima di ingranare con il blog? Ci sono stati momenti di scoraggiamento? Come li hai superati?

I miei primi guadagni col blog sono arrivati all’incirca dopo un anno dall’apertura.

Dopo qualche mese abbiamo iniziato ad ottenere le prime sponsorizzazioni, ma per questo devo dire che l’abilità fotografica di mio marito è stata fondamentale, perché ovviamente il blog non aveva numeri per giustificare nulla, quindi di solito offrivamo foto professionali in cambio di soggiorno o partecipazione ad attività.

Quando il blog è cresciuto e i nostri numeri diventavano interessanti a livello promozionale, abbiamo iniziato a offrire le foto come ‘extra’ a pagamento.

Sicuramente abbiamo avuto molti momenti di scoraggiamento, ma qua devo dire che ci hanno aiutato due cose:

  1. primo la nostra indole ottimista e positiva;
  2. secondo il fatto che la nostra situazione economica prima di diventare freelance era veramente disperata.

I miei guadagni mensili erano al di sotto dei mille euro e nel giro di pochi mesi di attività freelance 100% ho superato questo tetto.

In generale come trovi i tuoi (o i vostri) clienti? E soprattutto come hai trovato i primi clienti, quelli più preziosi…

Trovo i clienti sostanzialmente in 3 modi:

  1. passaparola,
  2. su gruppi Facebook come Nomadi Digitali Italiani, Socialgnock, Digital Nomads Around The World e altri gruppi FB dedicati al blogging…
  3. e grazie alla partecipazione a fiere del turismo come ITB e WTM.

Alle fiere del turismo trovo più che altro clienti legati al blog, i clienti per attività freelance ‘pure’ li ho trovati principalmente negli altri due modi.

I primi clienti li ho trovato tutti tramite passaparola: per loro facevo traduzioni, un’attività che come dicevo rende abbastanza ma non amo particolarmente.

Quindi avevo sempre in mente che se non avesse funzionato dedicarsi al blog e a scrivere full time, avrei potuto comunque dedicarmi alle traduzioni, una sorta di ‘piano B’.

Sei la prima tra i miei intervistati che mi dice che trova clienti tramite fiere. Come funziona? Noleggi uno stand, prepari il materiale, metti in campo una strategia specifica? Che consigli daresti a uno che lo fa per la prima volta?

Per quanto riguarda le fiere, andiamo lì come blogger, non come scrittrice e fotografo freelance.

Non abbiamo nessuno stand, entriamo con l’accredito stampa gratuito.

Le uniche spese sono il viaggio e pernotto.

Partecipiamo alle fiere per due motivi:

  1. il primo è incontrare la comunità blogger, visto che non spesso capita di trovarsi tutti (o quasi) nello steso luogo. Molti blogger adesso lavorano anche come consulenti e naturalmente è più facile essere tenuti in considerazione per progetti se si conosce gente e ‘ci si fa vedere’ agli eventi.
  2. Secondo, andiamo per incontrare i referenti di enti del turismo o brand turistici, per presentare i nostri progetti e discutere faccia a faccia. Parlando di persona è più facile che la gente si ricordi di noi, facendo tutto via mail si rischia di perdersi nel ‘mare magnum’ dei primi contatti e delle proposte a freddo.

Non è necessario essere blogger per partecipare alle fiere, ci sono anche molti fotografi e videomaker, mentre gli scrittori freelance che non hanno contatti consolidati con blog o magazine sono meno.

A uno che partecipa la prima volta consiglio di andare con un progetto in mente e prendere appuntamenti prima della fiera con i referenti con cui si desidera parlare. Altrimenti è difficile essere visti senza appuntamento.

C’è un modo curioso, inusuale, bizzarro o significativo attraverso il quale hai trovato un cliente?

Se riesco partecipo sempre a eventi e meet up relativi al mondo del travel e dei nomadi digitali, visto che mi capita spesso di ottenere nuovi contatti.

Mi è capitato di essere riconosciuta da un tour operator a un evento a Rimini che si ricordava di me da un video, e abbiamo iniziato una piccola collaborazione che si è protratta qualche mese.

Mi è anche capitato di essere contattata da parte di nostri lettori per fare housesitting per loro in Francia – l’anno prossimo torneremo per la terza volta.

Ci sono state delle scelte che hai dovuto fare? Delle rinunce? Dei sacrifici?

Rinunce non direi, visto che adesso vivo lo stile di vita che desideravo da sempre.

Non ho mai desiderato comprare casa o mettere su famiglia – viaggiare era quello che volevo, e adesso che ho modo di farlo sono molto felice.

Mi dispiace ogni tanto non poter passare molto tempo con le mie nonne (di 93 e 97 anni!) e col mio gatto. L’unica rinuncia diciamo che è questa.

Ti è mai capitato di dire di no a un cliente? Come si dice di no a un cliente?

Si, mi è capitato diverse volte, sia perché i compensi offerti erano troppo bassi sia perché venivano ‘cambiate le carte in tavola’.

Sono molto diplomatica di indole e non amo litigare, quindi cerco sempre di far capire il mio punto di vista, ma se non funziona non ho problemi a dire di no.

Basta lasciarsi in pace e magari la relazione può riprendere più avanti.

Come si trovano (o come si scelgono) i clienti giusti?

Personalmente amo scegliere i clienti che capiscono il mio stile di vita.

Quindi spiego sempre all’inizio che mi trovo spesso in viaggio, che sono raramente disponibile a incontri faccia a faccia, e che mi può capitare di essere offline – anche se quando so che sarò offline avviso sempre prima, e imposto l’out of office autoresponder oppure mando una mail di preavviso alle persone con cui sto collaborando al momento.

Se il cliente non capisce cosa vuol dire lavorare viaggiando so già che ci saranno problemi quindi preferisco interrompere il rapporto sul nascere.

Trovare la propria nicchia è fondamentale e tu ti situi giustamente nella nicchia dei viaggi. Ma non è una nicchia già affollata? Oppure hai trovato una nicchia nella nicchia?

La nicchia dei viaggi è sicuramente affollata. Per questo ho cercato di specializzarmi in due macro-argomenti

  1. il primo è Milano, la mia città, e in questo mi aiuta anche essere ben posizionata su Google per quanto riguarda i contenuti di Milano,
  2. mentre il secondo è la natura e l’eco sostenibilità che è anche l’argomento principale del mio blog.
Di solito chiedo a (quasi) tutti quanto è importante la conoscenza dell’inglese o di un’altra lingua straniera… Ma tu sei bilingue! Mettiamola così: se dovessi consigliare ad un amico di imparare l’inglese o un’altra lingua straniera, cosa gli diresti?

Ripeto, secondo me l’inglese è stato fondamentale per il mio percorso da freelance.

A livello di scrittura freelance e copywriting, le tariffe in inglese sono circa tre volte più alte rispetto a quelle in italiano.

Quindi consiglierei a tutti di migliorare il proprio inglese il più possibile.

Molti credono che “da grandi” non sia possibile imparare bene una lingua, ma in realtà è possibilissimo: basta lavorare duro.

Hai dovuto prendere decisioni difficili o affrontare momenti difficili nel tuo processo per diventare freelance? Come si superano i momenti difficili?

Non credo di aver preso decisioni difficili perché veramente non avevo nulla da perdere.

Per me è stato solo un guadagno continuo – sotto questo punto di vista la crisi è stata la mia fortuna.

Sicuramente la difficoltà maggiore è stata la paura di non farcela, che ancora mi attanaglia ogni tanto.

Nonostante le cose vadano bene ho paura che ‘cambi il vento’.

Per esorcizzare questa paura, prima di prendere la decisione di dimettermi dal mio posto da insegnante, ho deciso di fare una cosa che mi spaventava moltissimo:

FARE BUNGEE JUMPING!

Quando mi sono trovata in piedi sul Ponte della Pistolesa, con 150 metri di vuoto sotto di me, e ho trovato il coraggio di saltare, ho pensato ‘se riesco a fare questo, riuscirò anche a diventare freelance’.

Il tuo più grande errore?

Il mio errore più grande è quello di rilassarmi troppo. Quando ottengo gli obiettivi che mi sono prefissata anziché continuare a dare sempre di più mi adagio sugli allori e smetto di migliorare, oppure mi butto in qualcosa di nuovo anziché approfondire quello che so già fare. È un difetto mio che devo assolutamente superare.

Il tuo più grande successo?

Il più grande successo è quello di essere stata contattata da una pubblicazione prestigiosa come il National Geographic grazie al mio blog.

La scelta più azzeccata che hai fatto nella tua vita (professionale)?

La scelta più azzeccata è stata sicuramente puntare tutto sull’inglese.

Sicuramente se non avessi saputo l’inglese, e avessi cercato di fare quello che faccio in italiano, sarebbe molto più difficile visto che i compensi sono più bassi e lo stile di vita freelance/nomade digitale è meno comune quindi spesso non viene compresa la scelta di vita.

Un consiglio “forte” per chi vuole diventare freelance…

Consiglio forte: CREDICI.

I professionisti di successo che ho conosciuto in questi anni avevano tutti una cosa in comune – una chiara vision di se stessi e di dove volevano arrivare.

Le skill si sviluppano e si migliorano in continuazione, ma per aver successo ci vuole tanta, tanta convinzione in se e nelle proprie capacità.

Cosa consiglieresti a chi ti chiede un libro, un corso… un primo passo per imparare a fare quello che fai tu?

Ci sono molti corsi sia di blogging sia di scrittura, ma io non ne ho fatto nessuno quindi non saprei cosa consigliare.

Ho un master in scrittura creativa, ma non è essenziale per fare quello che faccio.

Il consiglio migliore che do a chiunque voglia dedicarsi alla scrittura è di leggere il più possibile.

So che sembra una sciocchezza, ma è verissimo.

Un mio professore mi aveva detto che ogni ora passata a leggere è un’ora passata a imparare a scrivere – è verissimo!

Come vedi il futuro? 🙂 Del tuo settore, del tuo ruolo, del lavoro… Ci sono prospettive?

Molti hanno paura del futuro, pensando che attività di scrittura e traduzione vengano rimpiazzate da bot.

Per quanto riguarda le traduzioni ciò già avviene (basta pensare a Google Translate ed altro), ma un programma non può sostituire al 100% l’intelligenza e la sensibilità di una persona – quindi personalmente non me ne preoccupo.

Comunque penso che continuare ad imparare e approfondire le proprie conoscenze sia fondamentale, e da ora in poi ogni anno cercherò di imparare qualcosa di nuovo, per esempio adesso sto imparando a fare video col drone!

Bene Margherita…
Grazie per questa bella chiacchierata!
Un ultimo messaggio all’umanità? 🙂

Il mio messaggio per l’umanità è cercare di trasformare gli ostacoli in opportunità.

Ogni volta che le cose vanno nel modo sbagliato, anziché buttarmi giù cerco sempre di ricominciare e fare meglio di prima, oppure di trovare una soluzione migliore del mio piano originale.

Credete in voi stessi – spesso la determinazione conta più di qualsiasi skill.

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