ragazza freelance senza partita iva

Freelance senza Partita Iva? Si può! Ma…

Un guest post di Alessia Spadaccini…

Sei un dipendente in cerca di lavori extra oppure un lavoratore autonomo alle tue prime esperienze? Essere un freelance senza Partita Iva è possibile, lo dice la normativa italiana. Basta seguire alcune buone norme e tutto andrà per il verso giusto! Ma con un grosso limite…

Guadagnare lavorando in proprio senza tutta la burocrazia dei commercialisti, codici Ateco, fatture e marche da bollo in Italia non è affatto un sogno… è la realtà, caro freelance senza Partita Iva!

Si tratta di una possibilità offerta dalla Legge per determinate categorie di lavoratori che prestano i propri servizi secondo regole ben definite. L’importante è restare sempre aggiornati sui dettami dello Stato e non farsi prendere troppo la mano per non incorrere in sanzioni: bisogna restare sotto una determinata soglia di guadagno, badare sempre all’occasionalità (anche e soprattutto temporale) dei servizi e non essere parte di categorie legate ad Albi professionali o operare nel commercio.

I lavoratori autonomi occasionali possono dormire sonni tranquilli, basta seguire alcune buone norme!

Anche sul web, se si desidera trovare lavoro da casa e si ha la possibilità di svolgere i propri servizi da remoto, è utile cercare tra le offerte proposte dai marketplace per freelance e dai moltissimi servizi messi a disposizione.

Non è quindi necessario aspettare di avere la Partita Iva per iniziare un’attività come freelance e guadagnare online!

Freelance, cosa significa?

Partiamo dalla base, il significato. Sono ormai lontani i tempi in cui la parola freelance veniva utilizzata per indicare i soldati mercenari che concedevano i loro servizi al miglior pagante, quindi free-lance ossia libera-lancia.

Ormai la parola è un inglesismo che fa parte al 100% del vocabolario italiano corrente e si usa per descrivere le professioni svolte in autonomia, spesso assimilabili al libero professionista.

L’INPS ci dice che:

Alla luce delle disposizioni dell’art. 2222 del Codice Civile sul contratto d’opera, si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale.

Tradotto dal linguaggio burocratico, il freelance dovrebbe godere di completa autonomia sia sui tempi che sulle modalità di realizzazione del servizio, non avere continuità delle sue prestazioni e non essere parte dell’organizzazione aziendale.

Rispetto ad esempio ad un contratto a progetto il lavoro autonomo occasionale si dovrebbe distinguere – ci dice sempre l’INPS – per:

  • la completa autonomia del professionista circa i tempi e le modalità di esecuzione del lavoro,
  • l’assenza di un rapporto di subordinazione e del potere di coordinamento del committente;
  • il carattere episodico dell’attività lavorativa (viene a mancare quindi il requisito della continuità);
  • il mancato inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale.

Essere un freelance senza Partita Iva… in regola sotto i 5000 euro.

Non sempre è obbligatorio per un lavoratore freelance condurre la propria attività professionale con Partita Iva e tutta la gestione amministrativa che ne consegue (commercialista, codici Ateco…ecc.).

Infatti, se il freelance non ha un giro d’affari tale da permettergli di sostenere spese e costi legati alla Partita Iva, può ricorrere al pagamento in ritenuta d’acconto, in collaborazione occasionale.

Attenzione però: per poter guadagnare senza aprire Partita Iva è necessario che il guadagno annuo del lavoratore autonomo non sia superiore ai 5.000,00 €.

La soglia economica non è l’unico elemento da valutare.

Altre conditio sine qua non sono legate al tempo e la periodicità:

  • la collaborazione – nell’anno solare – dev’essere inferiore ai 30 giorni con la stessa azienda;
  • l’attività non dovrebbe avere cadenza regolare e non può essere stabile e continuativa (perché, come dice il nome stesso, dovrebbe essere davvero una collaborazione occasionale).

Se ci si trova in una di queste due situazioni, sarebbe il caso di aprire Partita Iva e regolarizzarsi prima di ricevere un accertamento fiscale a sorpresa.

Quando si deve aprire la Partita Iva?

Non sempre le valutazioni fatte sopra sono sufficienti per ritenere di essere un freelance con Partita Iva regolare. C’è di più, almeno due elementi sono fondamentali.
Un fattore da dover tenere a mente è che se si ha in gestione un’attività commerciale (non serve essere proprietari di una catena di negozi, basta un sito Web dove vendere i propri prodotti o servizi), si rientra tra le attività economiche vere e proprie, per forza abituali, che richiedono quindi la Partita Iva.

Un altro dettaglio importante è che specifiche professioni che per legge richiedono iscrizione agli albi come “professioni protette” non possono essere svolte senza Partita Iva, al contrario delle cosiddette “professioni libere” per cui invece vale tutto quanto è già stato descritto.

Nel caso in cui la visita al commercialista sia l’unica soluzione, è bene leggere articoli specifici sulla Partita Iva che fanno capire cosa si deve fare, i diversi regimi e agevolazioni esistenti ma anche tutti gli obblighi da adempiere per restare nella legalità al 100%.

Lavoro occasionale: come iniziare.

Tutto chiaro? Incominciamo a pensare come fare per diventare un freelance… di successo!

Organizzazione, darsi delle regole e saper calcolare il proprio compenso sono i 3 must di un vero freelance che si rispetti.

Il primo, l’organizzazione, è un punto che se assente può portare a ritardi nelle consegne e insoddisfazione del cliente, oltre che a malumori del freelance che spesso è solo ad affrontare un’azienda composta da più dipendenti.

Va bene non avere la Partita Iva, ma la professionalità va garantita, sempre e comunque… anche nel lavoro occasionale.

Puoi usare tool online di project management come Asana oppure semplici to-do list, cartacee e non, per non dimenticare mai nessun task (ottimi i post-it da mettere vicino al proprio laptop).

Passiamo al secondo punto: darsi delle regole. Ebbene sì, può sembrare banale ma spesso l’opportunità del “lo posso fare quando voglio e nel modo in cui preferisco” diventa il tormento del “lo faccio sempre e comunque… come posso”. Anche qui sta nelle abilità del freelance che va oltre le competenze tecniche, definire il quando e il come dei suoi lavori. Un consiglio? Definire da subito cose basilari come ad esempio non lavorare la sera dopo le 22:00 oppure ricevere sempre i feedback scritti prima di procedere con lavori significativi può essere un buon punto di partenza.

Poi si dovrà passare anche a scelte più sostanziali, come non continuare a lavorare per clienti inadempienti… tutte cose che si imparano con l’esperienza.

Last but not least, il tanto agognato compenso economico! Soprattutto se forfettario, il calcolo del compenso dovrebbe basarsi su una stima del tempo impegnato per svolgere il lavoro, ipotesi che dovrebbe poi essere confermata dai fatti. All’inizio si può sbagliare, certo, ma sin da subito è bene utilizzare supporti come Toogl, il tracking system che archivia e analizza ogni minuto lavorativo…  basta cliccare su play e stop per registrare le attività.

Parlando di costo orario, il vantaggio della collaborazione occasionale è che non ci sono imposte da pagare a carico del lavoratore senza Partita Iva (il 20% della ritenuta d’acconto è a carico del cliente).

Contratto e Ritenuta d’acconto

Anche se non è obbligatorio molti raccomandano di firmare un contratto e farlo firmare anche al proprio cliente.

Alla fine del servizio invece ci aspettiamo il pagamento previo invio o consegna di regolare ritenuta d’acconto.

Molti freelance, all’inizio della loro carriera, hanno timore nel chiedere ai loro clienti chiarezza (nel contratto) e puntualità (nei pagamenti): questi sono due ostacoli da superare. Assolutamente!

Per poter svolgere un’attività professionale senza Partita Iva quindi, ecco qui di seguito dei link a modelli e fac-simile di contratti e ritenute d’acconto:

Leggere bene questi modelli di documenti, farli propri e iniziare a guadagnare senza Partita Iva…
step by step si va molto lontano!

Lavorare come freelance online.

Chi lavora come freelance e svolge prevalentemente il suo servizio al computer o al telefono può offrire i propri servizi sul web. Lavorare da casa, comodamente, come nomade digitale è una pratica ormai diffusa, forse non tanto nel nostro Paese come in altri, ma lo è per certo!

Offrire servizi da remoto è facile per chi non necessita della presenza fisica in un determinato luogo… ossia per chi è portato o ha studiato per scrivere, tradurre, fare il grafico o web designer e, non ultimo, sviluppare (app, siti, software…ecc.) e fornire servizi di web marketing. Queste ultime sono le figure più nuove nel panorama Web e spaziano dal social media manager al SEO e SEM specialist.

Mettersi in proprio senza Partita Iva per queste categorie potrebbe apparire più facile dato l’investimento minimo richiesto, tuttavia il mercato potrebbe essere sufficientemente competitivo da scoraggiare l’entrata se non si è capaci di definire di una strategia efficace per ottenere la necessaria visibilità.

Una possibilità in più: i marketplace per freelance!

Il web non finisce mai di stupirci. Ormai il freelance senza Partita Iva che vuole lavorare online non deve più postare annunci nei portali come Subito.it o Bacheca.it, il meccanismo di acquisizione del cliente per guadagnare online è totalmente invertito grazie ai marketplace per freelance!

Ma cosa sono questi famigerati marketplace per i lavoratori del web? Sono siti – o piattaforme che dir si voglia – che favoriscono, con la potenza del web, l’incontro tra domanda (aziende) e offerta (freelance) dei servizi forniti su internet.

Lo scambio tra queste due parti comincia dalla creazione dei profili (account) su queste piattaforme e sul posting di richieste da parte delle aziende o sull’indicazione di abilità e servizi messi a disposizione dai freelance. Match automatici oppure proposte ad hoc fanno iniziare il rapporto lavorativo.

Ciò che permette ad aziende e freelance di lavorare in tutta sicurezza nonostante la distanza (non solo fisica ma spesso anche culturale) e la mancata conoscenza personale è il sistema di recensioni pubbliche dei profili e le transazioni di denaro gestite nella piattaforma.

Un esempio famoso di marketplace generalista è Fiverr.com (per microlavori di pochi dollari) che si basa sulla rigida divisione dei servizi in categorie al fine di differenziarli. Ci sono però anche piattaforme settoriali:

  • se si appartiene alle categorie dei copywriter freelance o dei traduttori freelance, TextBroker.it non può essere tralasciato;
  • uno sviluppatore, soprattutto WordPress, può invece rivolgersi a Codeable.io;
  • 99designs.it invece permette di lavorare come grafico freelance o designer freelance.

La più datata di queste piattaforme, Freelancer.com, richiede Partita Iva per poter lavorare… ha preso una strada che nessun’altro marketplace, a distanza di più di un anno, ha ancora voluto seguire. Si tratta di un punto di differenziazione dalle altre che ne riduce moltissimo il bacino di utenti. Per molti la decisione di applicare questa chiusura non è vincente, perché va contro la logica del Web per tutti e aperto a tutti!

Altri marketplace famosi sono senz’altro Upwork (frutto dell’unione di due storici marketplace: Odesk e Elance), Peopleperhour e abbiamo poi in italiano twago e Addlance.

Attenzione però! Non è quasi mai automatico entrare in queste piattaforme e iniziare a prendere commesse e lavorare a pieno regime. Sono molti quelli che hanno provato a entrare e sono rimasti delusi dalle richieste e dai pagamenti corrisposti. Chi invece ha avuto successo entrando in queste piattaforme ha seguito una strategia ben precisa:

  1. ha accettato anche lavoretti mal pagati in vista di una buona recensione e del conseguente aumento in visibilità;
  2. ha spesso iniziato a lavorare con clienti che sarebbero stati in grado di rinnovare l’offerta in cambio di una ricompensa superiore;
  3. si sono fatti valere.

[UPDATE AGOSTO 2017: abbiamo pubblicato un’ottima Guida ad Upwork nel frattempo che ti consiglio di leggere se sei interessato a questo o ad altri marketplace per freelance. N.d.R.]

Per farla breve: se fosse facile, lo farebbero tutti! 😉

Che dire? Le opportunità sono tante, i vantaggi ancora di più. E se si è all’inizio della propria carriera professionale vale davvero la pena di iniziare senza aprire Partita Iva… sempre cercando di rispettare la legge! Una volta invece raggiunti i limiti che la legge ci impone (ad esempio quei 5.000 euro) si è sempre in tempo a regolarizzarci e ad aprire Partita Iva. Ma intanto ci saremo fatti le ossa come freelance, avremo acquisito esperienza, avremo allargato il nostro bacino di clienti.

Che dici? Vale la pena iniziare?

di Alessia Spadaccini*

*Nota: l’autore di questo articolo non è l’autore di questo sito;
hai appena letto infatti un guest post di Alessia Spadaccini.

Condividi! questo articolo